S E R I E S E V E N | 7 f r a m m e n t i d i p e n s i e r o | 2 0 2 6
“15”
Una griglia numerica condotta al proprio compimento, nella tradizione seriale di On Kawara.
La texture organica entra in tensione con il rigore geometrico della griglia; un unico accento rosso segna il punto di chiusura del sistema.
L’ordine, una volta raggiunto, smette di essere un problema e diventa immagine.
Stampa Fine Art su Washi Kozo. Lavorazione manuale e applicazione su cartoncino in pura cellulosa
“SOGLIA”
L’opera non rappresenta uno scontro, ma una condizione di trasformazione.
La carpa koi e la Grande Onda di Kanagawa non si affrontano, ma si attraversano.
Nella resistenza della corrente, corpo e acqua diventano indistinguibili, fino a rendere incerto chi muova chi.
L’opera racconta quel momento in cui non è più chiaro se sia il corpo a muoversi nell’acqua o l’acqua a muovere il corpo.
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“SEDIMENTO”
Un simbolo del consumismo globale restituito alla materia. La Washi, organica e artigianale, entra in collisione con un’icona dell’industria di massa: le grinze diventano il tempo che corrode il mito.
Blu, rosso e bianco si sfaldano lentamente, mentre il logo viene divorato dalla superficie che lo ospita.
Non celebrato né distrutto, ma semplicemente consumato: un’icona che si sgretola e smette di fare pubblicità.
Stampa Fine Art su Washi Kozo. Lavorazione manuale e applicazione su cartoncino in pura cellulosa.
“DATUM”
L’assenza del colore custodisce la forma, il caos della piega rivela il dato.
Tra l’ordine del dato e il disordine della materia si apre uno spazio liminale in cui nasce la percezione: non quanto, ma come.
Il codice si fa materia per sottrazione: una sequenza di 0 e 1 traduce il pensiero in segni, lasciando affiorare la fibra della carta.
La piega ne incrina la regolarità. La distanza rivela.
Stampa Fine Art su Washi Kozo. Lavorazione manuale e applicazione su cartoncino in pura cellulosa.
“Y PITAGORICA”
L’opera si sviluppa come un palinsesto di immagini e simboli.
Le figure emergono e si dissolvono in una superficie consumata dal tempo, mentre pochi elementi iconici alludono a desideri antichi e sempre attuali.
L’erosione della materia non cancella il significato: lo rende più ambiguo, più aperto, affidandolo allo sguardo di chi osserva.
Non mette in discussione il desiderio, ma la libertà di poterlo chiamare davvero nostro.
Stampa Fine Art su Washi Kozo. Lavorazione manuale e applicazione su cartoncino in pura cellulosa.
“CICATRICI DI LUCE”
Il glitch rivela la materialità nascosta delle tecnologie: segnali, latenza e infrastrutture normalmente occultati dalle interfacce.
Partendo dal color bar test pattern, l’errore digitale trasforma un’immagine di calibrazione invisibile in una “cicatrice” che rende visibile la dipendenza tecnologica e il fallimento della promessa di trasparenza.
Stampa Fine Art su Washi Kozo. Lavorazione manuale e applicazione su cartoncino in pura cellulosa.
“TRACCE ANTROPICHE”
La natura reagisce alla presenza di un corpo estraneo in un paesaggio già consumato.
La bottiglia, retaggio della pubblicità anni Cinquanta, è emblema del consumo e della frattura nell’ecosistema.
Il gesto che la respinge è metafora di resilienza contro l’azione antropica.
Stampa Fine Art su Washi Kozo. Lavorazione manuale e applicazione su cartoncino in pura cellulosa.
“RESIDUO”
Se la Pop Art, con Hockney, ha celebrato la piscina come icona dell’edonismo perfetto, RESIDUO ne incrina l’immagine ideale.
Il contrasto tra arancione e blu trasforma la superficie in materia e memoria.
Le calzature abbandonate sul bordo introducono una presenza invisibile: il lavoro, la fatica, il corpo che non vediamo più.
Le loro tracce non decorano, ma testimoniano.
RESIDUO concentra così alcune tensioni di SEVEN — immagine e materia, consumo e memoria, superficie e traccia umana — osservandole dall’esterno.
Non è l’ottava opera.
È ciò che resta.
Stampa Fine Art su Washi Kozo. Lavorazione manuale e applicazione su cartoncino in pura cellulosa.
LA SUPERFICIE COME LUOGO DI TRASFORMAZIONE, MEMORIA E TENSIONE
Il gesto modifica l’immagine e ne mette in discussione la bidimensionalità.
La superficie diventa materia, registrando fisicamente il processo attraverso pieghe, rilievi e tensioni.La trasformazione altera la percezione dell’immagine e il modo in cui essa reagisce alla luce.
Il tempo del fare rimane inscritto nella superficie come una forma di memoria.
La lavorazione manuale introduce variazioni inevitabili e non replicabili: ogni esemplare conserva la propria specificità e si configura come un’opera unica.
Edizione limitata di 99 esemplari
Il tempo del fare rimane inscritto nella superficie come una forma di memoria.
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